lunedì 31 ottobre 2016

Halloween: DIY facili facili!

Foto: fonte web
Ve lo devo dire: io non ho mai festeggiato Halloween. Nè zucche illuminate, nè mostruose maschere, nè <dolcetto o scherzetto>. 

L'unico ricordo che ho della "notte delle streghe" ai tempi dell'infanzia è la luce degli "officieu", candele tipiche della tradizione ligure, ormai quasi introvabili. Famiglia intorno alla piccola fiamma, segno del ricordo dei familiari saliti in cielo.

Solo da ragazzina avevo un po' abbandonato la tradizione familiare per partecipare a qualche festa dallo spirito pagano...fatta di meravigliosi cioccolatini ai cereali, che ancora ricordo con l'acquolina in bocca, e qualche party (leggi: uno) in discoteca, con tanto di cappello da strega e trucco per l'occasione. Avevo vent'anni e tra le miriadi di ragazzi stipati nella sala avevo incontrato, o meglio re-incontrato, gli occhi di quello che oggi è PapàI. Ma questa è un'altra storia...

Stasera, con un bimbo di quasi tre anni, parteciperò alla mia prima festa di Halloween, un baby-friendly party a casa di amici.

Dovendoci un minimo preparare per l'occasione, ho lasciato fare alla mia parte creativa...e ho dato vita a qualche piccola creazione facile facile, adatta a chi si deve preparare all'ultimo momento.


La torta di zucca mostruosa.

Iniziamo con l'aspetto culinario! Ovvero come trasformare una normale torta salata in un piatto per Halloween.

Ingredienti:

Per la pasta:
200 g di farina
100 ml latte
1 cucchiaio di olio
Sale qb 

Per il ripieno:
Due fette di zucca
Mezza cipolla bionda
2-3 etti di riso
2 uova
Grana grattugiato

La pasta usata in questa ricetta è stata un'ottima scoperta! Facile (pure per me che fino a qualche mese fa compravo la sfoglia già pronta), veloce e versatile per ogni tipo di torta salata. 
Si dispone quasi tutta la farina su una madia o in una ciotola capiente, si aggiunge pian piano il latte e per ultimo l'olio, aiutandosi alla fine con la farina tenuta da parte.
Dopo aver lavorato gli ingredienti, è bene lasciarla riposare qualche minuto.
Per il ripieno, io sono partita avvantaggiata perché avevo il ripieno di zucca già bello pronto in freezer. Visto che la zucca è una dei più bei doni dell'autunno, me ne faccio sempre qualche riserva. In alternativa, ci vuole poco a far sbollentare la zucca, pulita e tagliata a pezzettoni, in modo da poterla schiacciare con la forchetta, per poi farla leggermente stufare con la mezza cipolla finemente triturata.
Si aggiunge poi al ripieno il riso cotto e sciacquato sotto l'acqua corrente. Si termina con due uova e grana grattugiato a piacere.
Al momento di disporre il tutto nel tegame, dividere a metà il panetto di pasta, stenderne una parte e riempirla con il ripieno, quindi stendere la rimanente pasta...e usare la fantasia per le decorazioni! Io e BabyD abbiamo scelto di riproporre una maschera come l'avessimo intagliata sulla zucca, ma pipistrelli, fantasmini e altri mostriciattoli possono decorare la superficie della torta.
Finita la preparazione, in forno a 180-200 gradi per una mezz'oretta.

Stasera ci gusteremo questa mostruosità...e vedremo se è buona quanto bella :-)


La famiglia dei fantasmi.

Possiamo partecipare ad una festa di Halloween senza un minimo di travestimento?

Ho pensato ad un costumino semplice, veloce e adattabile a tutte le età. 
Sono necessarie solamente magliette in cotone bianche o nere, magari di qualche misura in più. Poi feltro o stoffa bianca e nera o al limite un pennarello che scriva su stoffa.

Facciamo il vestito da fantasmini!

Materiale:
Maglietta in cotone (se possibile di qualche misura più grande)
Pezzi di stoffa o feltro
In alternativa pennarelli per stoffa

Per il cucciolo abbiamo recuperato una maglietta XL bianca del nonno, in modo che faccia proprio da abitino; per mamma e papà ci siamo accontentati di magliette nere un pochino datate scovate in fondo all'armadio.

Ho ritagliato la forma per fare occhi e bocca del fantasma, neri e bianchi, da usare in contrasto col colore della maglietta, e li ho cuciti con del filo. Cucitura non precisa, eh...
Eventualmente si può disegnare direttamente sulla maglia con il pennarello per stoffa.







Nel caso della maglietta per BabyD, o tagliato anche la parte inferiore della maglietta, in modo da dare un po' di movimento e farlo sembrare di più un fantasmino svolazzante. Effetto dato anche dalle maniche larghe.









Ed ecco così semplicemente pronta la famiglia di fantasmi! 

E voi? Avete preparato qualcosa per questa sera?

Happy Halloween a tutti!

mercoledì 19 ottobre 2016

Non ho scelto per te, ma ti accompagno per mano...


Qualche settimana fa ho portato BabyD ad un incontro di psicomotricità propedeutico alla danza, tenuto da una mia amica. Un'iniziativa veramente bella, basata non solo sulla musica e il movimento, sulla coordinazione e sul rispetto delle regole e degli spazi, ma con riferimenti al mondo montessoriano, al 'ti insegno a fare da solo', allo sviluppo della libertà di ogni bimbo.
BabyD è entrato nella palestra lanciatissimo, tutto saltellante, attratto da maracas e tamburelli che l'insegnante aveva disposto a terra. È partito, con gli altri bimbi, dal 'cerchio della partenza', ha fatto un pezzettino di percorso brandendo la spada in gomma consegnata ad ogni maschietto, si è seduto sui tappetini per fare gli esercizi di coordinazione. Poi ha fatto un passo indietro, si è seduto vicino a me ed è stato ad osservare, senza più partecipare attivamente, nonostante gli inviti della maestra, nonostante io lo accompagnassi nel gruppo per mano. Tutto in estrema tranquillità, senza piangere, lamentarsi o annoiarsi. Ha semplicemente guardato ciò che accadeva. 
Alla fine della lezione, al momento del "liberi tutti", si è alzato e ha cominciato a giocare, un po' da solo, un po' con gli altri bimbi. Per poi continuare quando ci siamo spostati tutti al parchetto lì vicino.

Succede sempre così quando si trova in un gruppo numeroso. Questa apparente asocialità si annulla se il gruppo di bimbi è limitato a due o tre. Gli basta giocare una volta con un bambino per dire a tutti che è suo amico, per correre da lui appena lo vede, per condividere con lui ogni gioco. Qualche giorno fa, per esempio, mentre correva nella stradina vicino alla nostra futura casa, è inciampato e si è procurato un bel taglio sul labbro. Mentre lo portavano alla fontana più vicina (in casa non abbiamo ancora l'acqua), è arrivato il suo amico Leo, compagno d'asilo. Appena visto lui, quasi non gli interessava di avere quel taglio che lo aveva fatto piangere fino ad un secondo prima. <Voio andare giù, dal mio adico!>.

Questo suo giocare in disparte, osservare da fuori quando c'è un gruppo di bambini, ma contemporaneamente condividere ogni suo gioco e attività quando ci sono solo lui e uno o due amici è una caratteristica delle sue <relazioni sociali>.

Che poi, a dirla tutta, è il mio stesso modo di essere sociale. Anche io, a trent'anni suonati, sono molto più a mio agio nelle amicizie singole, o comunque relative ad un piccolo gruppo fidato, e sono pessima, invece, se si tratta di grandi numeri. Per dire, con la mia amica <più datata> ci conosciamo dai tempi della prima elementare e si può dire che non ci siamo più lasciate, anche se viviamo a centinaia di chilometri di distanza. Non riesco, al contrario, a partecipare attivamente per esempio ai gruppi whatsapp o a serate fatte di grandi numeri. Solo da quando sono mamma ho tante "amiche mamme" con cui condivido la mia vita; prima avevo le mie amiche di sempre e stop.

Io e lui siamo fatti per la grande Amicizia, quella che trovi da piccolo e non cambi più.

A volte, però, a me pesa essere così asociale nelle attività di gruppo. Soprattutto nell'adolescenza questa innata ritrosia mi ha fatto sentire più volte a disagio. Avrei voluto essere spontanea e invece mi chiudevo sempre più a riccio.

Dato ciò, mi viene spontaneo aiutare e supportare mio figlio da questo punto di vista. Penso che accompagnarlo ad attività che prevedano il gioco di gruppo sia salutare per il suo carattere, invece che tenerlo da solo. Anche perché essendo l'unico bimbo piccolo della famiglia non ha (ancora) fratellini o cuginetti con cui giocare spesso.

Così abbiamo fatto acquaticità quando aveva tre mesi e laboratori montessoriani quando di mesi ne aveva sei. Asilo nido a dieci mesi (ma questo per necessità!). Insomma, le attività di gruppo non gli sono mancate fin da piccolino. E ora questo corso di psicomotricità mi pareva una fantastica idea.

Però mi chiedo se sia giusto tentare di coinvolgerlo in questo genere di attività, in cui, come si è visto, lui si mette presto in disparte e fa l'osservatore. 

Sto forse solamente rivedendo me in lui e quindi conducendolo verso una strada che vorrei fosse la mia?

È giusto che lo spinga perché so che (forse) gli farà bene o è ancor più corretto, o meglio dire rispettoso, assecondare il suo carattere e lasciarlo libero di esprimersi dove e quando vuole lui?

Conoscendolo, sono quasi sicura che gli sono necessari, e sufficienti, un paio di incontri prima che si sblocchi e si lasci coinvolgere. Deve studiare la situazione e capire se può far per lui o meno, prima di agire. 
D'altra parte, vorrei fosse lui a manifestarmi l'interesse di proseguire un'attività, anche se è piccino...perché dopo il mio input iniziale sono certa che sappia se una cosa gli piace o meno.

Quando siamo tornati a casa dopo la prova di psicomotricità, gli ho chiesto se gli era piaciuto il pomeriggio. Mi ha risposto di sì, senza esitazione. Poi gli ho chiesto se voleva tornarci. E, con fermezza, mi ha detto di no.

<Che faccio ora?> mi sono chiesta.

Papà e nonni mi hanno caldamente consigliato di <lasciarlo stare>, che è piccolo e ha tutto il tempo di fare attività di gruppo. 

Io ammetto di essere stata combattuta. Poi ho optato per non iscriverlo. Per ora. 
Per non forzarlo.
Perché ha appena iniziato la scuola materna e vita sociale ne fa comunque tutto il giorno.
Perché siamo in attesa di traslocare. E fino a quel giorno ogni mattina e ogni sera ci facciamo i nostri venti chilometri di auto per raggiungere lui l'asilo e io la farmacia.
Insomma di fonti di stress ne ha (abbiamo) abbastanza senza sforzarci.

Non so se ho fatto la scelta giusta. Ma per ora nei momenti liberi ci facciamo una passeggiata nel bosco a raccogliere le castagne, due corse sul piazzale della Chiesa con i compagni d'asilo che incontriamo o ci facciamo coccolare dai nonni. 

Non ho scelto per te ma ti accompagno per mano dove desideri andare. E, al momento, mi pare la decisione migliore. 

giovedì 6 ottobre 2016

Addio al ciuccio. La fine di un amore.


La nostra esperienza sull'addio al ciuccio è il tipico esempio di come io, mamma, segua il metodo, l'assecondare i bisogni di mio figlio, l'ascoltarlo e osservarlo perché arrivi da solo, secondo i suoi tempi, a fare una data cosa e di come lui, il papà, sia semplicemente (e dolcemente) sbadato su ciò che riguarda l'accudimento di nostro figlio. E di come il mio metodo non sempre funzioni e il suo invece sì.

Per cercare di iniziare il distacco dal ciuccio, diventato il grande amore di mio figlio dai cinque-sei mesi in poi, me ne sono inventata di ogni. Dalla favola della <Fatina della nanna> all'arrivo di vari cuginetti a cui regalarlo, dalla possibilità di donarlo ai cuccioli della gattina di casa. 

Nulla da fare, lo abbandonava per un po' ma poi tornava a cercarlo. La nanna senza il ciuccio non era possibile. Per calmarsi dopo un pianto non c'era abbraccio della mamma che tenesse, solo con il ciuccio si riusciva nell'impresa. Così come nella consolazione dopo un accesso di rabbia per qualcosa che non gli si era concesso. Tante volte ci ha salvati da crisi fuori casa, tante volte lo abbiamo ringraziato per sollevarci la mente dall'ennesimo urlo. 
Però stava diventando davvero una piccola ossessione per BabyD. E inoltre i suoi dentini iniziavano a diventare un po' troppo <da coniglietto>, tanto che anche il nostro pediatra, che sulla gestione di queste cose non si è mai sbilanciato, lasciando a me di trovare il modo più utile per mio figlio, mi aveva consigliato di tentare di togliergli l'abitudine di ciucciare.

Una bella impresa, a cui tra l'altro nessuno mi aveva preparata. Tutti a demonizzare l'uso del ciuccio per non    interferire con l'allattamento o al
contrario a riprendermi con sguardo compassionevole perché non gli davo un po' di ciuccio; tutti con sguardi di sorpresa e stupore per un allattamento durato ventidue mesi; diversi che vedendolo col ciuccio lo riprendevano dicendo: <Oh ma sei grande per il ciuccio!>. Ma nessuno che si sia premurato di avvertirmi di come potesse essere complicato levare il ciuccio!

Io non volevo fosse un trauma per lui. Tra l'altro, andando all'asilo nido, era diventato un po' la sua ancora di salvezza quando era lontano da casa, il suo "oggetto di transizione", quindi un divieto brusco non mi sembrava la soluzione migliore. E così ci ho provato per mesi, ma con il solo risultato che invece di due ciucci, gliene basta uno per calmarsi e addormentarsi. Ma non si andava oltre.

Poi, un giorno dell'estate appena passata, il papà è andato a prendere BabyD al nido. Bimbo entusiasta di questa novità, ritorno a casa in bicicletta, saluti veloci alle tate e abbracci stretti al collo di PapàI.
Tornata a casa tardi dal lavoro, solita routine quotidiana...e a fine giornata arriva il momento della nanna. Cerco il ciuccio, il nostro unico ciuccio (perché volendo toglierlo non ne avevo comprato uno di scorta), ma non lo trovo nei soliti posti. 




<Dov'è il ciuccio di Dani?>
<Ah boh...io non lo so!>
<Caro - ironicamente detto - l'ho portato all'asilo stamattina. L'hai chiesto alle tate, vero?> 

E già sapevo la risposta.
<Mmmh...io? No!>
Gelo nei nostri sguardi.
E ora?!?
Il piccolo cominciava già a frignare.
Il papà ha preso la situazione in mano, assumendosi la sua responsabilità, e gli ha detto, con calma, che il ciuccio era all'asilo e l'avremmo preso il giorno dopo. 
Eravamo pronti ad una lunga battaglia, invece lui dice <Si, va bene> e da quel momento non si è più parlato di ciuccio in casa nostra.

Non l'ha cercato più, se non per avere la conferma, la mattina dopo, che fosse davvero all'asilo. Le tate del nido ci hanno supportato in questa impresa e tutto si è risolto così, con un'accettazione della realtà delle cose che mi ha stupita. 

Abbiamo salutato il ciuccio, chiuso ora nel cassetto dei ricordi insieme al suo primo succhietto e al primo paio di calzini.

Io e le mie storie non siamo riusciti dove la sbadataggine, o forse meglio dire la risolutezza, la tranquillità, la semplicità del papà hanno avuto la meglio. O forse quello era il momento giusto per lui. O forse tra uomini si sono capiti meglio!

Comunque credo anche, avendolo osservato in altre situazioni, che mio figlio sia proprio così: sa accettare la realtà dei fatti. Tante volte per fargli fare una cosa bisogna essere bruschi e risoluti. Se tenti di convincerlo e vuoi decidere tu per lui, non otterrai nulla. Ma metterlo davanti alle cose fatte, lasciandogli semplicemente lo spazio di decidere lui se accettare o meno, rende tutto più facile. Forse lo rassicura semplicemente. Combatte ed esige se vuole qualcosa che sa che può avere, ma se quella cosa non c'è più, ne accetta la mancanza.

Era una situazione del tutto diversa, ma è successa la stessa cosa quando la gattina di famiglia è volata in cielo. Era la sua amica a casa dei nonni, la nostra Briciola. La tormentava come fa ogni bambino, ma lei lo cercava sempre. Poi una notte, senza alcun preavviso se ne è andata. Pensavo che l'avrebbe cercata, che sarebbe stato difficile fargli capire cosa era successo. Invece l'ha chiamata ogni volta e gli abbiamo detto che era andata sulle nuvole. Non ha più cercata. Ha ripetuto <È andata sulle nuvole> quasi a vince verde e poi basta. E se gli chiedi dov'è ti dice sereno che è lassù.

Sanno essere meno razionali di noi, i bimbi. Con una mente più semplice e che sa anche affidarsi, e fidarsi. 


Gli strascichi del suo amore per il ciuccio si vedono solamente quando si trova con un bimbo più piccolo di lui, un neonatino, a cui vuole imporre il ciuccio per forza. Lo fa sempre. Quasi a dire: <Ma come? Te che puoi non lo vuoi?>.

domenica 18 settembre 2016

Ho un figlio vegetariano!


Mio marito dice che la causa sono i passati di verdura che ho mangiato in gravidanza. Ma erano l'unico cibo che il mio stomaco è stato in grado di tollerare per i primi quattro-cinque mesi. 
In effetti, se è vero che la percezione dei sapori avviene già nel grembo materno, la mia passione per le verdure in gravidanza potrebbe aver orientato i suoi gusti alimentari. 
Inoltre, dopo le nausee, ho sviluppato una passione, prima a me sconosciuta, per la cipolla, che quindi è entrata a far parte della nostra alimentazione di famiglia. In gravidanza e pure in allattamento. E il piccolo ha sempre apprezzato il mio latte <al gusto di cipolla>, forse perché già abituato dal pancione. 

Arrivati al momento di introdurre le pappe, è stato entusiasta fin da subito! Ciotole di passato di verdure come un bimbo grande! Avendo proceduto con una sorta di svezzamento <misto> tra il metodo tradizionale e l'autosvezzamento (ossia abbiamo iniziato con la minestrina <come quella di mamma e papà> su suggerimento del pediatra, senza introduzioni temporali delle varie verdure), in poche settimane il pupo mangiava a pasto tutto i tipi di verdura, pomodori, cipolle, peperoni compresi
Che infatti sono la sua più grande passione. Molto spesso tra pomodoro e gelato, lui sceglie il pomodoro ed è capace di mangiarseli pure a fine pasto. Per non parlare dei peperoni,  rossi, gialli o verdi, appena li vede fa i salti di gioia. E le cipolle in agrodolce? È capace di rubartele dal piatto. 
Ma non proponetegli il prosciutto cotto perché farà solo smorfie!
Stessa cosa vale per la frutta. Melone, anguria, pesca, uva...mangia tutto e con gran passione. 
Vivrebbe di pomodori e melone, fosse per lui.

Devo dire che questi suoi gusti alimentari hanno fatto bene a tutta la famiglia, perché frutta e verdura sono sempre presenti sulla nostra tavola e cucinati per tutti e tre. E così pure il papà, che proprio vegetariano nell'animo non è, ha imparato ad accompagnare carne e pesce con zucchini, fagiolini e altre verdure verdi e colorate, e a concludere il pasto con una sana macedonia invece che col gelato.

Viste queste premesse, quando mi hanno chiesto se volevo provare il Nergi®, non ho saputo dire di no! Il Nergi® è un frutto, ma per le sue caratteristiche organolettiche, il sapore dolce e leggermente acidulo, si accompagna non solo al dolce ma pure al salato. Ottima caratteristica perché piacesse al cucciolo di casa. 
E in effetti avevo ragione: appena ha visto questa cosa nuova, era subito interessato e ha voluto assaggiare prima di me


Sarà anche per il modo buffo in cui questo prodotto si presenta: è come un kiwi piccolo piccolo, pronto da mangiare senza dover eliminare la buccia, liscia e commestibile. dalla consistenza morbida, tale da farlo sciogliere in bocca, per cui non ci sono problemi legati alla sicurezza nel farlo mangiare ad un bimbo.

Dopo l'assaggio iniziale, ci siamo divertiti a creare piccole e semplici ricette utilizzando il Nergi®. E' stata una bella occasione per cucinare insieme e creare semplici piatti ottimi per il piccolino ma anche per tutta la famiglia.
Innanzitutto l'ho utilizzato come stratagemma per tentare di fare mangiare a BabyD il toast, quello classico, cotto e sottiletta. Perché lui, secondo le sue scelte alimentari, ripulisce da tutto il pane e si mangia solo quello. Così si prova spesso a <travestire> il tutto. 

Questa volta ho usato il costume da MISTER-NERGI.  



Ingredienti
- 1 Toast (nel nostro caso farcito con prosciutto cotto e formaggio, ma ogni farcitura va bene)
- Filetti di peperoni rossi e gialli cotti in padella q.b.
- 1-2 Nergi®
- Formaggio tipo Emmental q.b.
- Fantasia a volontà 

Nel nostro caso, ho usato un filetto di peperone rosso per fare la bocca, diversi filetti di peperone giallo, alternati a pezzettini di Emmental, per fare i capelli, due dischetti di Nergi® per gli occhi e mezzo Nergi® per il nasone.






La sguardo di sorpresa ad opera finita è stato divertente! Poi Mister-Nergi è durato poco...perchè le manine di mio figlio hanno subito rubato tutte le decorazioni per divorarle velocemente. 

Stesso discorso non vale per il prosciutto...scartato a dovere e finito nella mia pancia, invece che nella sua. Ci ho provato...







Un'altra ricettina semplice semplice che abbiamo sperimentato provando il Nergi® sono stati i NERGINI, spiedini dolci e colorati con frutta di fine estate.



Ingredienti:
- Melone
- Uva
- Fragole
Nergi®
- Zucchero di canna
- Glassa all'aceto balsamico
- Stuzzicadenti grandi



La procedura è proprio facile: dopo aver lavato uva, fragole e Nergi®, tagliare tutta la frutta in piccoli pezzi e, lasciandosi guidare dalla fantasia, infilzarla nello stuzzicadenti. Disporre sul piatto di portata e spolverizzare con lo zucchero di canna. Poco prima di servire, aggiungere qualche decorazione con la glassa all'aceto balsamico.



Questi spiedini dolci sono stati il dessert che ho preparato per festeggiare il nostro sesto anniversario di matrimonio <3

I Nergini sono divertenti da preparare con i bimbi (BabyD si è divertito a infilzare la frutta colorata...e a rubarne qualche pezzettino!), ma fanno un figurone anche con eventuali ospiti.




E poi beh...i Nergi® avanzati dopo le ricettine sono stati usati tal quali per dare un tocco in più allo yogurt alla vaniglia! Ovviamente con gran gusto del piccolo di casa :)




martedì 2 agosto 2016

Quell'estate in cui ti ho portato sempre addosso


Il periodo più bello e intenso in cui ho portato mio figlio è stato durante l'estate. 
La sua prima estate, due anni fa. Lui aveva 6-7 mesi e adorava vedere il mondo stando seduto sul mio fianco, sostenuto da una fascia portabebè. Che poi, il supporto che abbiamo usato, una fascia con tutte le qualità per essere considerata tale non lo era mica. Nemmeno sapevo cosa fosse l'armatura diagonale, il blend misto e la grammatura. Sentivo semplicemente necessario avere qualcosa che mi aiutasse a tenerlo vicino a me sul fianco, per scoprire insieme il mondo. La nostra 'fascia' era in effetti una lunga e spessa sciarpa di cotone azzurra a righine colorate, regalatami dalla mia nonna anni addietro. Facendo il cambio armadi, l'ho vista. E subito l'ho amata come il supporto tanto cercato. 

Un nodo sulla spalla, sederino più basso delle ginocchia, sostegno alla schiena (le basi imparate con l'uso della fascia elastica)...e via a scoprire il mondo insieme.

Sarebbe stato più facile certamente sapere che esistono le fasce ad anelli per portare come volevo io o che una fascia rigida poteva venirmi in soccorso per il nostro babywearing. Ma non lo sapevo e non ero così 'tecnologica' da trovare gruppi che mi potessero essere d'aiuto. E due anni fa, dove abito io di fasce ce n'erano veramente poche. Forse nessuna. E quindi nessuna mamma con cui confrontarmi.

Sarà stato il babywearing meno rigoroso di tutti...ma quello è stato il nostro portare più bello. Nato dal desiderio di stare vicini e condividere le prima scoperte. 

Tragitti verso la spiaggia, passeggiate in campagna, giorni di vacanza lontani da casa. Ogni occasione era la nostra per viverla insieme, uniti dal nostro supporto improvvisato.

Quando incontro le mamme come consulente del portare, racconto spesso questa mia esperienza per trasmettere il significato emotivo, il senso più profondo che ha per me il portare. Che è contatto, condivisione, ascolto. 

Poi vengono i supporti, che sono il mezzo e non il fine del percorso portato. 

Di fasce ce n'è di ogni meraviglia, e questo lo sappiamo tutte (con rammarico del portafoglio e lo sconforto dei nostri mariti ;-)) ma, ovviamente senza dimenticare la sicurezza, posso praticare il babywearing più bello con un'unica fascia, magari donatami da un'amica a sua volta portatrice, magari del colore che meno si adatta a me, magari rosa se anche ho un figlio maschio. 

Quello che conta è ciò che c'è <dentro> la fascia, io credo. Lo credo e l'ho vissuto nel mio babywearing 'primordiale' che mi ha fatto rispondere in maniera semplice ai bisogni di mio figlio e ha permesso di innamorarmi di questo metodo di accudimento. 

Un'altra cosa che mi ha insegnato questa esperienza con il cucciolo è la <non-stagionalità> del portare e delle fasce.
Era estate, quel periodo. E il caldo non ci ha fermati. E non sudavamo più di quello che si suda normalmente in estate, ve lo assicuro. Vestiti poco entrambi, non abbiamo sentito la necessità di abbandonare la nostra 'fascia' in seguito al caldo. E, ripeto, era un tessuto qualunque; con un supporto di cotone certificato o eventualmente un misto lino, la temperatura dell'estate non è un fattore così incidente sulla pratica del babywearing. 

Basta qualche piccolo accorgimento, come il vestirsi poco, un body per il piccino e una canottiera per noi, il coprire con berrettini o crema solare le estremità non coperte dal tessuto e seguire il normale buon senso 'da mamma' nel non uscire nelle ore più calde, come per qualsiasi attività estiva fatta con i più piccini.

La posizione sul fianco è poi forse la più fortunata tra quelle in cui si porta, perché è aperta, contenitiva quanto basta, ma sufficientemente ariosa per permettere ai due corpi di respirare. 
Comunque anche portando pancia a pancia esistono legature con un solo strato di tessuto e di conseguenza con la possibilità di aprire la parte alta della legatura, per far stare meno coperto e costretto il piccino.

Ora i tempi del nostro <babywearing estremo e assoluto> sono lontani. Ora BabyD corre sulle sue gambette lunghe e si ricorre veramente poco all'uso dei supporti. Questa è in effetti la prima estate in cui non uso fasce quotidianamente. 

È stata davvero un dono quell'estate di due anni, quando una semplice sciarpa ha tessuto quel legame che ancora adesso ci portiamo dentro entrambi. 

Lusi 

venerdì 15 luglio 2016

I pomodori hanno le spine. Ovvero la mani-piedi-bocca secondo mio figlio.





Un paio di sere fa, all'ora di cena, riempio il piatto di BabyD con tanto buon pomodoro, che lui adora. Ci si avventa su...ma già al primo boccone inizia a piangere e a dire che gli fanno male i denti, che <i doi hanno e pie, mamma!>.

Che strano comportamento! Se fosse stato un qualsiasi altro alimento avrei pensato che la scenetta tragi-comica fosse un mezzo per non mangiare ciò che aveva nel piatto (perché è solito inventarsi ogni scusa se una cosa non gli piace...per esempio che quella cosa gli fa male al pancino, e te lo dice con profondo dolore e commozione negli occhi!). Ma con i pomodori non era possibile...perché per loro è amore incondizionato!

Gli guardo i denti e sono tutti al loro posto. Gli guardo la lingua e per quel che mi fa vedere è bella rosea come dev'essere. Cerco di guardargli l'interno delle labbra...e sebbene si dimeni, intravedo tante belle vescicole! 

La mente mi va subito alla sua amichetta di asilo nido a casa con la mani-piedi-bocca, povera piccina!

E così esamino le altre parti coinvolte: mani a posto, piedini...ecco lì due belle vescicole!



Visita dal pediatra il giorno dopo, che conferma l'infezione :-(

<<La mani-piedi-bocca è molto comune nei bimbi sotto i 5 anni, soprattutto se frequentano l'asilo, ed è tipica della stagione estiva e autunnale.
È causata da virus intestinali molto potenti, quali il Coxsackievirus A16 e l'Enterovirus 71.
Il contagio avviene attraverso le feci o la saliva o per contatto con superfici contaminate da materiali biologici.
Si manifesta 3-6 giorni dopo il contagio con la comparsa di piccole vescicole sul palmo delle mani, sulla pianta dei piedi e nel cavo orale, e occasionalmente su glutei e genitali. 
Il fastidio è poco e nella maggior parte dei casi le vescicole non danno prurito. Febbre lieve o assente. Malessere, nausea e scarso appetito sono i sintomi più comuni. 
La guarigione è veloce: nel giro di una settimana l'eruzione scompare.
Non c'è nessuna cura specifica, eventualmente paracetamolo per abbassare l'eventuale febbre.>> (*)

A BabyD non è comparsa la febbre, così,  ad eccezione dell'appetito che scarseggia e del sonno un pochino più agitato, il pupo sta benone nel complesso! Anche le vescicole non sono aumentate tanto di numero e sulle manine ne sono addirittura comparse solo un paio. Direi che la parte più colpita è stata la bocca.

Ciò che ho notato, e che mi ha fatto notare il pediatra, è che i giorni prima c'erano già segnali di un disagio fisico...inappetenza, agitazione...che però noi attribuivano al caldo delle scorse settimane. E invece da quel brutto virus che si annidava!

Nonostante non vi siano controindicazioni alla vita di comunità, l'ho tenuto a casa dall'asilo, sia perché con il "non-appetito" è stato più facile gestirlo da casa, proponendogli alimenti che possano non infastidirlo rispetto al menù standard del nido, come bevande fredde e yogurt, sia per evitare un'ulteriore contaminazione e degli amichetti, almeno di quelli scampati al virus fino ad ora.

E comunque, come dice il nostro pediatra, <i virus vanno rispettati>, quindi è bene un po' di cautela e riposo in più anche se non ci sono sintomi invalidanti.

Così niente asilo, niente mare, sole solamente nel tardo pomeriggio...ma tanto tempo da trascorrere con i nonni, che ci sono venuti in soccorso ancora una volta. 

Ad oggi sono passati 6 giorni dalla prima vescicoletta scoperta: l'appetito sta tornando e il visino un po' spento ha di nuovo lasciato spazio ai suoi grandi e dispettosi sorrisetti!



Ora sono certa che <ho mae in docca, mamma> sarà la scusa più gettonata per non mangiare ciò che non vuole ;-)

Lusi

* Fonti:


lunedì 27 giugno 2016

Il tempo esclusivo


Da qualche settimana sono arrivate le prime giornate di sole caldo, i pomeriggi al mare, segni d'estate, le mattinate di venticello leggero, che ti scompiglia i capelli.
Cambio di armadio e via, fuori con le magliette leggere e i cappellini di lana chiusi nel cassetto. La copertina resta solo un ricordo. Anche se non è molto che mi faceva compagnia la sera, quando cala il sole e in casa arriva il freddino, perché è finita la stagione del riscaldamento centralizzato che faceva sembrare il nostro appartamento una succursale delle Bahamas.
Tutti fuori a giocare. A sudare. Ad asciugare al vento come lenzuoli stesi al sole.
E zac! L'idillio di nuova vita si infrange con l'arrivo della tosse, del nasino che cola, degli occhietti con congiuntivite e orecchie con otite. Bimbo moccicoso. E mamma rauca, con gola in fiamme.
Abbiamo tenuto duro entrambi, ma questa volta non è stata clemente e ci ha colpiti entrambi, quella cattivona della febbre!
Questa volta non c'è stato nulla da fare. La diagnosi ha deliberato antibiotico per due!
È così, ormai un mesetto fa, ci siamo ritrovati per due giorni interi accoccolati insieme sotto una coperta, col sole che brillava fuori e i brividi della febbre che ci facevano scuotere dentro. 
Sempre vicini a giocare di giorno. Naso contro naso a dormire la notte, con un cosleeping totalizzante che non capitava dai tempi dei primi mesi dopo la nascita.
Inevitabile che ci contaminassimo a vicenda.
L'influenza è diventata un mezzo per ritrovare quel rapporto simbiotico che mancava da tanto, troppo tempo. Per ritrovarci. Per stare insieme lontano dal frastuono del mondo.
E questo tempo obbligato di immobilità è servito a me per ricentrarmi, per riappropriarmi del mio tempo, per valutare le priorità. Per RALLENTARE.
Ne venivo da un periodo molto intenso: lavoro, consulenze e corsi con le mamme, inizio dei lavori nella casa nuova...e quindi ricerca infinita dei tecnici necessari, code negli uffici e musichette in loop al telefono con i call center. La mia giornata tipo consisteva nell'uscire alle 7.30 e rientrare (se andava bene) alle 19. Pile di roba da stirare. Mille lavatrici da fare. Polvere che aveva preso ormai residenza sulle mie mensole di casa. 
Il marito solo un'entità di passaggio, incontrata talvolta la sera per cena e a volte nemmeno lì, prima di crollare sul divano addormentata (leggi: <svenuta>). Il mio bimbo sballottato di qua e di là...e meno male che ci sono i nonni a correrci in soccorso.
Il fatto è che da quando ho cambiato lavoro mi sono ritrovata con molto più tempo libero...e così l'ho riempito con tante attività, tutte quelle che non potevo fare "nella vita precedente". 
Però non ho retto e più riempivo più non facevo che ripetermi che avrei voluto del tempo.
Così l'essere costretta in casa per alcuni giorni e comunque nella settimana successiva aver da fare 'solo' il lavoro e la vita da mamma ad accudire gli strascichi di influenza del cucciolo...mi ha fatto sentire LIBERA!
Libera di giocare a nascondino con mio figlio senza dover lasciarlo col papà per un impegno pomeridiano.
Libera di pranzare con mamma e nonna senza dover scappare subito.
Libera di leggere un libro prima di dormire senza dover stare appiccicata allo schermo del pc.
Libera di guardare un film col marito senza cadere addormentata dopo un secondo.
Libera di passare i pomeriggi a cucinare e fare biscotti col pupo.
Libera di pranzare con mia cugina e parlare di arredamento, pannolini e corredini per bebè.

Libera di fare queste piccole cose, molto banali anche, ma che mi erano sfuggite di mano. Avevo perso di vista la bellezza di lasciarsi del TEMPO VUOTO.

Così dopo l'influenza ho ridimensionato la mia quotidianità. Certo, ho rinunciato anche a malincuore, a progetti in cui credevo e che mi piacevano anche, come il corso di pilates appena iniziato...ma questo non è il momento per tutte queste attività.

E ora respiro. Sono più rilassata e le relazioni in famiglia vanno molto meglio. Avere del tempo per <NOI> famiglia fa sì che stiamo meglio insieme.

Con BabyD soprattutto ho ritrovato quella complicità che forse un po' avevamo perso negli ultimi tempi, proprio per la mia vita frenetica.
Lo stare insieme, il fare cose insieme, la possibilità di andare prima a prenderlo al nido e avere tutto il pomeriggio davanti a noi ha fatto bene al nostro essere mamma e figlio.

Abbiamo anche ripreso ad usare la fascia...ed è stato persino lui in più di un'occasione a chiedermi <Su, mamma, Nino schiena tua!>. Un ritrovare un contatto che si era un pochino allentato, in termini fisici...e di cui mi sono accorta di sentire tanto la mancanza!

I bambini hanno bisogno di TEMPO ESCLUSIVO e questa esperienza me lo ha insegnato.

Io ho bisogno di TEMPO ESCLUSIVO.

E di LENTEZZA.

Tento di ricordare ogni giorno questa esperienza di <vuotezza temporale> perché sono un mago nel riempirmi gli spazi vuoti appena mi distraggo dalla realtà! 

Oggi inizia la mia, la nostra settimana di ferie...e qui ed ora più che mai cercherò di DONARMI, DONARCI tempo esclusivo. 

Me lo propongo proprio come obiettivo di questi giorni di vacanza. 

Rallentare, staccare, svuotare, ricentrare: queste saranno le mie parole d'ordine della settimana.

Ci dobbiamo essere solo noi per questi sette giorni.

A presto e che anche per voi questa sia un'estate di <tempo esclusivo>!

#Lusi