domenica 18 settembre 2016

Ho un figlio vegetariano!


Mio marito dice che la causa sono i passati di verdura che ho mangiato in gravidanza. Ma erano l'unico cibo che il mio stomaco è stato in grado di tollerare per i primi quattro-cinque mesi. 
In effetti, se è vero che la percezione dei sapori avviene già nel grembo materno, la mia passione per le verdure in gravidanza potrebbe aver orientato i suoi gusti alimentari. 
Inoltre, dopo le nausee, ho sviluppato una passione, prima a me sconosciuta, per la cipolla, che quindi è entrata a far parte della nostra alimentazione di famiglia. In gravidanza e pure in allattamento. E il piccolo ha sempre apprezzato il mio latte <al gusto di cipolla>, forse perché già abituato dal pancione. 

Arrivati al momento di introdurre le pappe, è stato entusiasta fin da subito! Ciotole di passato di verdure come un bimbo grande! Avendo proceduto con una sorta di svezzamento <misto> tra il metodo tradizionale e l'autosvezzamento (ossia abbiamo iniziato con la minestrina <come quella di mamma e papà> su suggerimento del pediatra, senza introduzioni temporali delle varie verdure), in poche settimane il pupo mangiava a pasto tutto i tipi di verdura, pomodori, cipolle, peperoni compresi
Che infatti sono la sua più grande passione. Molto spesso tra pomodoro e gelato, lui sceglie il pomodoro ed è capace di mangiarseli pure a fine pasto. Per non parlare dei peperoni,  rossi, gialli o verdi, appena li vede fa i salti di gioia. E le cipolle in agrodolce? È capace di rubartele dal piatto. 
Ma non proponetegli il prosciutto cotto perché farà solo smorfie!
Stessa cosa vale per la frutta. Melone, anguria, pesca, uva...mangia tutto e con gran passione. 
Vivrebbe di pomodori e melone, fosse per lui.

Devo dire che questi suoi gusti alimentari hanno fatto bene a tutta la famiglia, perché frutta e verdura sono sempre presenti sulla nostra tavola e cucinati per tutti e tre. E così pure il papà, che proprio vegetariano nell'animo non è, ha imparato ad accompagnare carne e pesce con zucchini, fagiolini e altre verdure verdi e colorate, e a concludere il pasto con una sana macedonia invece che col gelato.

Viste queste premesse, quando mi hanno chiesto se volevo provare il Nergi®, non ho saputo dire di no! Il Nergi® è un frutto, ma per le sue caratteristiche organolettiche, il sapore dolce e leggermente acidulo, si accompagna non solo al dolce ma pure al salato. Ottima caratteristica perché piacesse al cucciolo di casa. 
E in effetti avevo ragione: appena ha visto questa cosa nuova, era subito interessato e ha voluto assaggiare prima di me


Sarà anche per il modo buffo in cui questo prodotto si presenta: è come un kiwi piccolo piccolo, pronto da mangiare senza dover eliminare la buccia, liscia e commestibile. dalla consistenza morbida, tale da farlo sciogliere in bocca, per cui non ci sono problemi legati alla sicurezza nel farlo mangiare ad un bimbo.

Dopo l'assaggio iniziale, ci siamo divertiti a creare piccole e semplici ricette utilizzando il Nergi®. E' stata una bella occasione per cucinare insieme e creare semplici piatti ottimi per il piccolino ma anche per tutta la famiglia.
Innanzitutto l'ho utilizzato come stratagemma per tentare di fare mangiare a BabyD il toast, quello classico, cotto e sottiletta. Perché lui, secondo le sue scelte alimentari, ripulisce da tutto il pane e si mangia solo quello. Così si prova spesso a <travestire> il tutto. 

Questa volta ho usato il costume da MISTER-NERGI.  



Ingredienti
- 1 Toast (nel nostro caso farcito con prosciutto cotto e formaggio, ma ogni farcitura va bene)
- Filetti di peperoni rossi e gialli cotti in padella q.b.
- 1-2 Nergi®
- Formaggio tipo Emmental q.b.
- Fantasia a volontà 

Nel nostro caso, ho usato un filetto di peperone rosso per fare la bocca, diversi filetti di peperone giallo, alternati a pezzettini di Emmental, per fare i capelli, due dischetti di Nergi® per gli occhi e mezzo Nergi® per il nasone.






La sguardo di sorpresa ad opera finita è stato divertente! Poi Mister-Nergi è durato poco...perchè le manine di mio figlio hanno subito rubato tutte le decorazioni per divorarle velocemente. 

Stesso discorso non vale per il prosciutto...scartato a dovere e finito nella mia pancia, invece che nella sua. Ci ho provato...







Un'altra ricettina semplice semplice che abbiamo sperimentato provando il Nergi® sono stati i NERGINI, spiedini dolci e colorati con frutta di fine estate.



Ingredienti:
- Melone
- Uva
- Fragole
Nergi®
- Zucchero di canna
- Glassa all'aceto balsamico
- Stuzzicadenti grandi



La procedura è proprio facile: dopo aver lavato uva, fragole e Nergi®, tagliare tutta la frutta in piccoli pezzi e, lasciandosi guidare dalla fantasia, infilzarla nello stuzzicadenti. Disporre sul piatto di portata e spolverizzare con lo zucchero di canna. Poco prima di servire, aggiungere qualche decorazione con la glassa all'aceto balsamico.



Questi spiedini dolci sono stati il dessert che ho preparato per festeggiare il nostro sesto anniversario di matrimonio <3

I Nergini sono divertenti da preparare con i bimbi (BabyD si è divertito a infilzare la frutta colorata...e a rubarne qualche pezzettino!), ma fanno un figurone anche con eventuali ospiti.




E poi beh...i Nergi® avanzati dopo le ricettine sono stati usati tal quali per dare un tocco in più allo yogurt alla vaniglia! Ovviamente con gran gusto del piccolo di casa :)




martedì 2 agosto 2016

Quell'estate in cui ti ho portato sempre addosso


Il periodo più bello e intenso in cui ho portato mio figlio è stato durante l'estate. 
La sua prima estate, due anni fa. Lui aveva 6-7 mesi e adorava vedere il mondo stando seduto sul mio fianco, sostenuto da una fascia portabebè. Che poi, il supporto che abbiamo usato, una fascia con tutte le qualità per essere considerata tale non lo era mica. Nemmeno sapevo cosa fosse l'armatura diagonale, il blend misto e la grammatura. Sentivo semplicemente necessario avere qualcosa che mi aiutasse a tenerlo vicino a me sul fianco, per scoprire insieme il mondo. La nostra 'fascia' era in effetti una lunga e spessa sciarpa di cotone azzurra a righine colorate, regalatami dalla mia nonna anni addietro. Facendo il cambio armadi, l'ho vista. E subito l'ho amata come il supporto tanto cercato. 

Un nodo sulla spalla, sederino più basso delle ginocchia, sostegno alla schiena (le basi imparate con l'uso della fascia elastica)...e via a scoprire il mondo insieme.

Sarebbe stato più facile certamente sapere che esistono le fasce ad anelli per portare come volevo io o che una fascia rigida poteva venirmi in soccorso per il nostro babywearing. Ma non lo sapevo e non ero così 'tecnologica' da trovare gruppi che mi potessero essere d'aiuto. E due anni fa, dove abito io di fasce ce n'erano veramente poche. Forse nessuna. E quindi nessuna mamma con cui confrontarmi.

Sarà stato il babywearing meno rigoroso di tutti...ma quello è stato il nostro portare più bello. Nato dal desiderio di stare vicini e condividere le prima scoperte. 

Tragitti verso la spiaggia, passeggiate in campagna, giorni di vacanza lontani da casa. Ogni occasione era la nostra per viverla insieme, uniti dal nostro supporto improvvisato.

Quando incontro le mamme come consulente del portare, racconto spesso questa mia esperienza per trasmettere il significato emotivo, il senso più profondo che ha per me il portare. Che è contatto, condivisione, ascolto. 

Poi vengono i supporti, che sono il mezzo e non il fine del percorso portato. 

Di fasce ce n'è di ogni meraviglia, e questo lo sappiamo tutte (con rammarico del portafoglio e lo sconforto dei nostri mariti ;-)) ma, ovviamente senza dimenticare la sicurezza, posso praticare il babywearing più bello con un'unica fascia, magari donatami da un'amica a sua volta portatrice, magari del colore che meno si adatta a me, magari rosa se anche ho un figlio maschio. 

Quello che conta è ciò che c'è <dentro> la fascia, io credo. Lo credo e l'ho vissuto nel mio babywearing 'primordiale' che mi ha fatto rispondere in maniera semplice ai bisogni di mio figlio e ha permesso di innamorarmi di questo metodo di accudimento. 

Un'altra cosa che mi ha insegnato questa esperienza con il cucciolo è la <non-stagionalità> del portare e delle fasce.
Era estate, quel periodo. E il caldo non ci ha fermati. E non sudavamo più di quello che si suda normalmente in estate, ve lo assicuro. Vestiti poco entrambi, non abbiamo sentito la necessità di abbandonare la nostra 'fascia' in seguito al caldo. E, ripeto, era un tessuto qualunque; con un supporto di cotone certificato o eventualmente un misto lino, la temperatura dell'estate non è un fattore così incidente sulla pratica del babywearing. 

Basta qualche piccolo accorgimento, come il vestirsi poco, un body per il piccino e una canottiera per noi, il coprire con berrettini o crema solare le estremità non coperte dal tessuto e seguire il normale buon senso 'da mamma' nel non uscire nelle ore più calde, come per qualsiasi attività estiva fatta con i più piccini.

La posizione sul fianco è poi forse la più fortunata tra quelle in cui si porta, perché è aperta, contenitiva quanto basta, ma sufficientemente ariosa per permettere ai due corpi di respirare. 
Comunque anche portando pancia a pancia esistono legature con un solo strato di tessuto e di conseguenza con la possibilità di aprire la parte alta della legatura, per far stare meno coperto e costretto il piccino.

Ora i tempi del nostro <babywearing estremo e assoluto> sono lontani. Ora BabyD corre sulle sue gambette lunghe e si ricorre veramente poco all'uso dei supporti. Questa è in effetti la prima estate in cui non uso fasce quotidianamente. 

È stata davvero un dono quell'estate di due anni, quando una semplice sciarpa ha tessuto quel legame che ancora adesso ci portiamo dentro entrambi. 

Lusi 

venerdì 15 luglio 2016

I pomodori hanno le spine. Ovvero la mani-piedi-bocca secondo mio figlio.





Un paio di sere fa, all'ora di cena, riempio il piatto di BabyD con tanto buon pomodoro, che lui adora. Ci si avventa su...ma già al primo boccone inizia a piangere e a dire che gli fanno male i denti, che <i doi hanno e pie, mamma!>.

Che strano comportamento! Se fosse stato un qualsiasi altro alimento avrei pensato che la scenetta tragi-comica fosse un mezzo per non mangiare ciò che aveva nel piatto (perché è solito inventarsi ogni scusa se una cosa non gli piace...per esempio che quella cosa gli fa male al pancino, e te lo dice con profondo dolore e commozione negli occhi!). Ma con i pomodori non era possibile...perché per loro è amore incondizionato!

Gli guardo i denti e sono tutti al loro posto. Gli guardo la lingua e per quel che mi fa vedere è bella rosea come dev'essere. Cerco di guardargli l'interno delle labbra...e sebbene si dimeni, intravedo tante belle vescicole! 

La mente mi va subito alla sua amichetta di asilo nido a casa con la mani-piedi-bocca, povera piccina!

E così esamino le altre parti coinvolte: mani a posto, piedini...ecco lì due belle vescicole!



Visita dal pediatra il giorno dopo, che conferma l'infezione :-(

<<La mani-piedi-bocca è molto comune nei bimbi sotto i 5 anni, soprattutto se frequentano l'asilo, ed è tipica della stagione estiva e autunnale.
È causata da virus intestinali molto potenti, quali il Coxsackievirus A16 e l'Enterovirus 71.
Il contagio avviene attraverso le feci o la saliva o per contatto con superfici contaminate da materiali biologici.
Si manifesta 3-6 giorni dopo il contagio con la comparsa di piccole vescicole sul palmo delle mani, sulla pianta dei piedi e nel cavo orale, e occasionalmente su glutei e genitali. 
Il fastidio è poco e nella maggior parte dei casi le vescicole non danno prurito. Febbre lieve o assente. Malessere, nausea e scarso appetito sono i sintomi più comuni. 
La guarigione è veloce: nel giro di una settimana l'eruzione scompare.
Non c'è nessuna cura specifica, eventualmente paracetamolo per abbassare l'eventuale febbre.>> (*)

A BabyD non è comparsa la febbre, così,  ad eccezione dell'appetito che scarseggia e del sonno un pochino più agitato, il pupo sta benone nel complesso! Anche le vescicole non sono aumentate tanto di numero e sulle manine ne sono addirittura comparse solo un paio. Direi che la parte più colpita è stata la bocca.

Ciò che ho notato, e che mi ha fatto notare il pediatra, è che i giorni prima c'erano già segnali di un disagio fisico...inappetenza, agitazione...che però noi attribuivano al caldo delle scorse settimane. E invece da quel brutto virus che si annidava!

Nonostante non vi siano controindicazioni alla vita di comunità, l'ho tenuto a casa dall'asilo, sia perché con il "non-appetito" è stato più facile gestirlo da casa, proponendogli alimenti che possano non infastidirlo rispetto al menù standard del nido, come bevande fredde e yogurt, sia per evitare un'ulteriore contaminazione e degli amichetti, almeno di quelli scampati al virus fino ad ora.

E comunque, come dice il nostro pediatra, <i virus vanno rispettati>, quindi è bene un po' di cautela e riposo in più anche se non ci sono sintomi invalidanti.

Così niente asilo, niente mare, sole solamente nel tardo pomeriggio...ma tanto tempo da trascorrere con i nonni, che ci sono venuti in soccorso ancora una volta. 

Ad oggi sono passati 6 giorni dalla prima vescicoletta scoperta: l'appetito sta tornando e il visino un po' spento ha di nuovo lasciato spazio ai suoi grandi e dispettosi sorrisetti!



Ora sono certa che <ho mae in docca, mamma> sarà la scusa più gettonata per non mangiare ciò che non vuole ;-)

Lusi

* Fonti:


lunedì 27 giugno 2016

Il tempo esclusivo


Da qualche settimana sono arrivate le prime giornate di sole caldo, i pomeriggi al mare, segni d'estate, le mattinate di venticello leggero, che ti scompiglia i capelli.
Cambio di armadio e via, fuori con le magliette leggere e i cappellini di lana chiusi nel cassetto. La copertina resta solo un ricordo. Anche se non è molto che mi faceva compagnia la sera, quando cala il sole e in casa arriva il freddino, perché è finita la stagione del riscaldamento centralizzato che faceva sembrare il nostro appartamento una succursale delle Bahamas.
Tutti fuori a giocare. A sudare. Ad asciugare al vento come lenzuoli stesi al sole.
E zac! L'idillio di nuova vita si infrange con l'arrivo della tosse, del nasino che cola, degli occhietti con congiuntivite e orecchie con otite. Bimbo moccicoso. E mamma rauca, con gola in fiamme.
Abbiamo tenuto duro entrambi, ma questa volta non è stata clemente e ci ha colpiti entrambi, quella cattivona della febbre!
Questa volta non c'è stato nulla da fare. La diagnosi ha deliberato antibiotico per due!
È così, ormai un mesetto fa, ci siamo ritrovati per due giorni interi accoccolati insieme sotto una coperta, col sole che brillava fuori e i brividi della febbre che ci facevano scuotere dentro. 
Sempre vicini a giocare di giorno. Naso contro naso a dormire la notte, con un cosleeping totalizzante che non capitava dai tempi dei primi mesi dopo la nascita.
Inevitabile che ci contaminassimo a vicenda.
L'influenza è diventata un mezzo per ritrovare quel rapporto simbiotico che mancava da tanto, troppo tempo. Per ritrovarci. Per stare insieme lontano dal frastuono del mondo.
E questo tempo obbligato di immobilità è servito a me per ricentrarmi, per riappropriarmi del mio tempo, per valutare le priorità. Per RALLENTARE.
Ne venivo da un periodo molto intenso: lavoro, consulenze e corsi con le mamme, inizio dei lavori nella casa nuova...e quindi ricerca infinita dei tecnici necessari, code negli uffici e musichette in loop al telefono con i call center. La mia giornata tipo consisteva nell'uscire alle 7.30 e rientrare (se andava bene) alle 19. Pile di roba da stirare. Mille lavatrici da fare. Polvere che aveva preso ormai residenza sulle mie mensole di casa. 
Il marito solo un'entità di passaggio, incontrata talvolta la sera per cena e a volte nemmeno lì, prima di crollare sul divano addormentata (leggi: <svenuta>). Il mio bimbo sballottato di qua e di là...e meno male che ci sono i nonni a correrci in soccorso.
Il fatto è che da quando ho cambiato lavoro mi sono ritrovata con molto più tempo libero...e così l'ho riempito con tante attività, tutte quelle che non potevo fare "nella vita precedente". 
Però non ho retto e più riempivo più non facevo che ripetermi che avrei voluto del tempo.
Così l'essere costretta in casa per alcuni giorni e comunque nella settimana successiva aver da fare 'solo' il lavoro e la vita da mamma ad accudire gli strascichi di influenza del cucciolo...mi ha fatto sentire LIBERA!
Libera di giocare a nascondino con mio figlio senza dover lasciarlo col papà per un impegno pomeridiano.
Libera di pranzare con mamma e nonna senza dover scappare subito.
Libera di leggere un libro prima di dormire senza dover stare appiccicata allo schermo del pc.
Libera di guardare un film col marito senza cadere addormentata dopo un secondo.
Libera di passare i pomeriggi a cucinare e fare biscotti col pupo.
Libera di pranzare con mia cugina e parlare di arredamento, pannolini e corredini per bebè.

Libera di fare queste piccole cose, molto banali anche, ma che mi erano sfuggite di mano. Avevo perso di vista la bellezza di lasciarsi del TEMPO VUOTO.

Così dopo l'influenza ho ridimensionato la mia quotidianità. Certo, ho rinunciato anche a malincuore, a progetti in cui credevo e che mi piacevano anche, come il corso di pilates appena iniziato...ma questo non è il momento per tutte queste attività.

E ora respiro. Sono più rilassata e le relazioni in famiglia vanno molto meglio. Avere del tempo per <NOI> famiglia fa sì che stiamo meglio insieme.

Con BabyD soprattutto ho ritrovato quella complicità che forse un po' avevamo perso negli ultimi tempi, proprio per la mia vita frenetica.
Lo stare insieme, il fare cose insieme, la possibilità di andare prima a prenderlo al nido e avere tutto il pomeriggio davanti a noi ha fatto bene al nostro essere mamma e figlio.

Abbiamo anche ripreso ad usare la fascia...ed è stato persino lui in più di un'occasione a chiedermi <Su, mamma, Nino schiena tua!>. Un ritrovare un contatto che si era un pochino allentato, in termini fisici...e di cui mi sono accorta di sentire tanto la mancanza!

I bambini hanno bisogno di TEMPO ESCLUSIVO e questa esperienza me lo ha insegnato.

Io ho bisogno di TEMPO ESCLUSIVO.

E di LENTEZZA.

Tento di ricordare ogni giorno questa esperienza di <vuotezza temporale> perché sono un mago nel riempirmi gli spazi vuoti appena mi distraggo dalla realtà! 

Oggi inizia la mia, la nostra settimana di ferie...e qui ed ora più che mai cercherò di DONARMI, DONARCI tempo esclusivo. 

Me lo propongo proprio come obiettivo di questi giorni di vacanza. 

Rallentare, staccare, svuotare, ricentrare: queste saranno le mie parole d'ordine della settimana.

Ci dobbiamo essere solo noi per questi sette giorni.

A presto e che anche per voi questa sia un'estate di <tempo esclusivo>!

#Lusi

domenica 1 maggio 2016

Danza in fascia...coccole a ritmo di musica


Se penso ai primi mesi dopo la nascita di mio figlio, mi vengono subito in mente le dolci canzoncine che gli sussurravo all'orecchio, tenendolo stretto a me, per farlo addormentare, per calmarlo durante la notte, per tranquillizzarlo in ogni situazione. La melodia leggera e l'essere dolcemente cullato lo tranquillizzavano, quindi smetteva il pianto, si rilassava e molto spesso si addormentava. 

Quando ho iniziato a portarlo in fascia, ad un paio di mesi, abbiamo continuato questa abitudine di canticchiare stretti stretti una all'altro e anche crescendo il condividere momenti del genere si è mantenuto, passando dal canticchiare solo io al cantare insieme, talvolta muovendoci insieme a ritmo di musica tra le mura di casa.

Da questa mia esperienza, posso dire che un abbraccio stretto, unito al ritmo della musica, crea tra mamma e bimbo una relazione forte, profonda. Fa sì che il neonatino ritrovi quei rumori e quella voce che sentiva dentro il pancione e che il bimbetto già più grande possa divertirsi insieme a lei, partecipando attivamente. 

La mamma balla e sussurra dolci parole, il bimbo si rilassa e tutto diventa più semplice e bello.

Quanto di bello può, quindi, donare a mamma e bebè una pratica durante la quale i due corpi stanno vicini, avvolti dal morbido abbraccio della fascia, e la musica accompagna i loro simbiotici movimenti!

Con la danza in fascia è possibile ricreare la meravigliosa atmosfera in cui la mamma culla il bimbo attraverso i suoi movimenti ed è cullata a sua volta dalla musica.



Quando mio figlio era piccino non erano attivi corsi di danza in fascia nella mia zona. 
Io stessa sto scoprendo solo ora la bellezza di questo progetto come Consulente del Portare, accompagnando le mamme ad un babywearing sicuro durante la danza.

È sempre emozionante osservare come i bimbi più piccini si rilassino una volta messi in fascia e cullati dai movimenti delle mamme,  al punto tale da addormentarsi...e alla fine di ogni lezione non ce n'è uno che non dorma beato. Altrettanto divertente è osservare i bimbi più grandicelli, portati sulla schiena, che guardano dall'alto ciò che succede, muovono le braccine imitando la mamma...finché anche loro si lasciano cullare nel sonno da musica e movimento.



Il fatto di sentire il proprio bimbo rilassato, permette alla mamma di rilassarsi, di lasciarsi andare ai movimenti a ritmo di musica proposti dall'insegnante di danza, a ritrovare possesso del proprio corpo dopo la gravidanza, di muoversi e quindi tornare in forma dopo i nove mesi.



Aspetto da non sottovalutare, è la possibilità di avere con sè anche i fratellini e sorelline maggiori, che per mano alla mamma ballano da terra. Un modo bellissimo per condividere anche con loro un momento speciale...e tenerli occupati, divertendosi insieme!

Oltre all'aspetto prettamente fisico, ciò che però rende speciale questo tipo di corso è il lato emotivo e psicologico

Incontrarsi con altre mamme, superare la ritrosia iniziale di esporsi e il timore di non saper danzare, muovendosi con la musica di fronte a persone sconosciute (questo aspetto l'ho vissuto anche io...perché mi hanno fatto ballare pur senza bimbo...ed è proprio un mettersi in gioco, soprattutto per caratteri introversi), condividere le gioie e le difficoltà della vita da mamma...trovare amiche con cui vedersi anche fuori dalla palestra. 

Io da neomamma tendevo a stare in casa, timorosa della gestione del pupo fuori...avere la possibilità di uscire per frequentare un ambiente protetto, dove le tue fragilità sono anche quelle delle altre mamme, è una bella possibilità per riprendere i ritmi dopo l'arrivo del cucciolo e superare i sintomi, più o meno profondi, della depressione post-partum o dei cambiamenti ormonali che comunque influenzano il carattere dopo il parto.



Il corso di DANZA IN FASCIA con cui collaboro è un progetto depositato e tutelato SIAE, ideato e gestito dall'insegnante di danza diplomata Francesca Lavecchia


Il progetto prevede come elemento indispensabile la stretta collaborazione tra l'insegnante di danza e la Consulente del Portare, che lezione dopo lezione creano insieme la proposta fatta alle mamme, per creare un momento di movimento e divertimento, imparando i principali passi di danza...ma in sicurezza per mamma e bebè.

Io ho provato a imparare qualche passo di danza per capire il tipo di movimento a cui vengono sottoposti mamma e bimbo e a valutare con ciò quali legature siano più adatte allo svolgimento in sicurezza di tale attività; Francesca ha provato a muoversi con il bambolotto in fascia per capire come si modifica il baricentro della mamma, quali movimenti sono idonei ad una danza a due, come si può coinvolgere anche il bimbo in una sorta di massaggio musicale durante le coreografie che insegna.

Siamo, quindi, cresciute insieme, supportandoci a vicenda e unendo le reciproche competenze per creare un progetto valido e promettente. E questa condivisione dei saperi è il punto di forza di questo progetto e una delle mie piccole grandi soddisfazioni da quando ho iniziato ad occuparmi di babywearing.

Perché (chi mi segue lo sa) la collaborazione tra professionalità differenti è una delle più belle opportunità che questa attività mi ha dato, un modo per imparare, crescere professionalmente...e trovare nuove amiche con cui condividere una passione.

Come Consulente del Portare, ho trovato arricchente anche la possibilità di osservare da vicino tante e diverse diadi mamma-bimbo, potendo così valutare le caratteristiche di ogni coppia e le modifiche psico-emotive dei piccoli in fascia nel tempo, cosa che in consulenze individuali non è sempre attuabile. È perciò un ottimo esercizio per imparare a modificare le legature usate per seguire le singole esigenze man mano che i mesi aumentano e i neonatini diventano piccoli ometti e signorine. 

E poi non spendo tante parole sull'affetto che si creare verso questi pulcini e le loro mamme, che accogli titubanti, insicuri e incerti sull'uso della fascia e poi, dopo le dieci lezioni, lasci andare nel mondo completamente a loro agio nel gestire i metri di stoffa per creare i loro piccoli nidi e a usarli nella quotidianità con naturalezza.

In dieci lezioni cresciamo tutti, non solo i bimbi.


I corsi di Danza in fascia sono attivi nel Tigullio, ossia nella zona di Levante della provincia di Genova, e nel suo entroterra, in collaborazione col team di Portare nel Tigullio, di cui faccio parte.
Sono poi attivi anche nel Capoluogo Ligure, da dove i corsi hanno avuto inizio più di un anno fa, in collaborazione con il team di Portare a Genova con Giorgia e Selene, mie amiche di fascia e Consulenti del Portare a Genova.

Per sapere dov'è la sede più vicina a te, segui la pagina Facebook <Danza In Fasciae consulta il sito internet www.danzainfascia.it.

Il mio bimbo duenne (e i suoi 17 kg!) vuol ballare da terra e non sulle mie spalle oramai...per cui il percorso di danza in fascia non è più per noi...ma se in futuro dovessi avere un secondo bimbo...beh, mi iscriverei subito!! E mi piacerebbe molto danzare con un cucciolo in fascia e uno per mano! E questo nonostante la mia completa incapacità a ballare :-) 

Lusi

Le foto presenti nel post sono state scattate in occasione di una delle lezioni di prova di danza in fascia e sono di proprietà del progetto <Danza in fascia>. E' vietata la riproduzione. Grazie alle mamme che ci hanno permesso di utilizzarle :)

giovedì 7 aprile 2016

Perdere il controllo...ma poi chiedersi scusa

Fonte: Silvia Lonardo - Cose da Mamme
Lunedì mattina è andata così. Arriviamo dalla nonna come ogni lunedì. Scendiamo allegramente dall'auto. E lì, nello scendere, il ciuccio cade. Ovviamente nella terra. E ovviamente parte la nenia del <Mamma, dammi ciuccio!>. E come ogni volta: <Tesoro, aspetta che arriviamo in casa e lo laviamo, che cadendo si è tutto sporcato. Vedi i pezzettini di terra e asfalto qui? Li vedi, tesoro?>, con eccessivo infarcimento di termini teneri e coccolosi. Perché già sapevo come sarebbe finita! È infatti parte la sceneggiata. L'urlo, il piantarsi lì, dove si è, il muso lungo. Lo lascio lì e salgo le scale, speranzosa che mi raggiunga da solo. Niente. Il tempo scorre e devo andare al lavoro, per cui via, riuscendo e lo porto a mo' di pacco fino in casa. Sempre peggio e neppure l'aiuto della nonna serve per calmarlo. Neppure la proposta del ciuccio pulito. Neppure l'arrivo furtivo della gatta, che chiaramente appena vista la situazione ha tagliato la corda. Neppure il tentativo di farlo ragionare spiegandogli la situazione. Un piccolo indemoniato, con guance solcate da lacrime calde e la disperazione negli occhi. Tra che era lunedì, tra che ero già in ritardo, tra che era davvero surreale tutta questa scena per un ciuccio, che per altro ora aveva nelle mani, la calma l'ho persa. E l'ho sgridato. In malo modo. E sono uscita di casa e corsa al lavoro perché non volevo arrivare a dargli una sonora sculacciata. Sono uscita senza salutarlo, lasciandolo lì in lacrime. E in lacrime c'ero pure io, mentre guidavo. Buon lunedì, mamma.

Che brutta sensazione. Di fallimento. Di inutilità. Di sconfitta. Mi sono sentita cattiva. Anche perché mai, con nessuno, esco di casa arrabbiata. Anche nei contrasti con mio marito, facciamo pace sempre prima di uscire di casa. Così come prima di andare a dormire.

Per cui ecco, una bruttissima sensazione. Meno male che lo sapevo fra le braccia della nonna, che più tardi me lo ha portato al lavoro <3

Ci siamo guardati. Ci siamo sorrisi. Ci siamo abbracciati. E con la nonna che gli suggeriva all'orecchio, mi ha sussurrato <Cusa mamma>. E io gli ho sussurrato <Scusa puzzola>. E poi mi ha donato una delle sue Ziguli alla fragola, segno inequivocabile di pace.




Questi <terrible and sweet twos> mi stanno mettendo alla prova.

Esempi come quello di ieri mattina potrei farne tanti. Causa diversa, ma stesso procedimento, stesso susseguirsi dei fatti, stessa risoluzione. Non sempre così brusca, ma comunque non è mai piacevole lo scontro.
Perché se non è il ciuccio, è il volere il succo o il biscotto in piena notte; o l'ennesimo giro sulla giostra dopo averne già fatti diversi; o il dover rientrare in casa dopo un pomeriggio all'aria aperta; o vedere un'altra puntata di Peppa dopo quel paio pattuito.

Molto spesso io ce la faccio, o sono solo più predisposta di lunedi mattina, e mi mantengo calma, accolgo il suo pianto, la sua protesta, lo lascio sfogare e poi basta una piccola distrazione e si torna alla tranquillità.

Però è difficile da reggere. Per me mamma, ma immagino anche per lui, figlio.

E ancora più difficile è mantenersi coerenti. Perchè all'ennesimo attacco di pianto ti verrebbe la voglia di concedergli ciò che vuole per farlo smettere di disperarsi, per fargli tornare il sorriso sul visino bagnato, per far tornare la luce in quegli occhi che ti guardano come se gli stessi facendo un'inspiegabile ingiustizia con quel <no>.

Ma questo creerebbe confusione. Perchè comunque credo che la 'sfrontatezza' di un duenne sia dovuta al verificare fin dove può arrivare, ad imparare cosa può fare e cosa no. E, quindi, vacillare non è ammesso e sarebbe controproducente. Sono fermamente convinta che le regole siano importanti per la formazione e l'educazione del bambino. Per dargli dei punti di riferimento. Per insegnare il concetto di limite e rispetto.

Fonte: Consulenza Pedagogica Rossini-Urso

E così diventa un gioco di equilibri, di capacità a gestire con delicatezza ogni singola situazione per concedere quando la richiesta è sensata o tenere duro quando ciò che chiede non gli farebbe bene. Sapendo però, nel secondo caso, essere fermi ma non perdere la calma, accettare la protesta e aiutare il piccino a superarla senza che diventi un trauma.

Gestendo anche le reazioni di rabbia che a volte seguono il pianto. Diverse volte ho visto reagire mio figlio come a volerti dare uno schiaffetto o un calcetto quando gli dici di no. Noi in casa non usiamo questi metodi, ma forse la sua passione sfrenata per Hulk e l'Uomo Ragno si sta esprimendo anche così?
Comunque sia, in questi casi cerco sempre di fargli notare cosa ha fatto, a volte col gioco, facendo finta di mordicchiargli la manina, a volte spiegandogli che non si reagisce fisicamente alla rabbia o al pianto.

A qualunque persona ne parlo, la risposta è che ora è tutto facile...<Cosa farai nell'adolescenza?>.
Ecco, per il momento cerco di trovare la via migliore di comunicazione con mio figlio ora, accettando lui e tentando di accettare anche me, le mie reazioni, il mio comportamento. Accentando di essere una mamma che talvolta si arrabbia e cercando di far scorrere via rapidamente la tensione, imparando io stessa per prima da ogni situazione, per poter essere di supporto a mio figlio in questa fase della sua crescita.

Speriamo solo di fare un lavoro <sufficientemente buono>.

Lusi

[E voi, mamme di duenni scatenati, come gestite queste trasformazioni dei bimbi? Storie, aneddoti, esperienze da condividere?]

martedì 22 marzo 2016

Respira, mamma, respira!

Il 'cielo' del Centro Bimbi Davvero Veramente...ciò che vigila sulle nostre meditazioni :-)

Oggi vi voglio parlare di un percorso che da qualche mese sto seguendo grazie alla mia amicizia con Piera, mamma blogger su MammaYoga

Percorso è proprio la parola giusta: questi incontri permettono di fare un buon lavoro su se stessi, imparare pian piano a <sentirsi>, a fidarsi di se stessi...a <RESPIRARSI>.

Ecco la parola chiave: RESPIRO.

Gli incontri sono infatti basati sul metodo mindfulness e sul respiro consapevole.

Sono partita completamente digiuna di queste tematiche, non ho mai praticato yoga o discipline simili, ma in qualche modo, da quando sono diventata mamma, mi sono avvicinata sempre di più a tutto ciò che porta ad uno <studio> su se stessi, ad una introspezione. La maternità mi ha portato all'essenzialità anche nella relazione con me stessa.
Così ho accolto con gioia il percorso proposto e rivolto nello specifico a chi è genitore.

Workshop by MammaYoga

Ma cos'è il metodo mindfulness? 
Mindfulness è saper prestare attenzione al <qui e ora>, assaporare con attenzione sollecita e consapevolezza ogni momento, sapersi riportare all'attimo, all'azione presente quando la mente viene investita da mille pensieri, che ci provocano ansia e tensione interiore. Come ci dice sempre Piera, dobbiamo accettare i pensieri che ci giungono, ma dobbiamo anche imparare a lasciarli andare, per ritornare al presente. Lasciarli andare come nuvole che affollano il cielo azzurro della nostra mente. 
Quante volte, nella vita quotidiana di mamma, moglie, lavoratrice, la mia mente si satura di pensieri? Faccio una cosa e già penso alla spesa da fare, al bimbo da recuperare all'asilo, alla bolletta da pagare, ai panni da stendere e alla cena per il giorno dopo da pianificare. Spesso corro avanti e indietro come un turbine e arrivo a sera senza essermi accorta di ciò che è accaduto durante la giornata. Un esempio semplice che ci ha fatto Piera mi ha colpito: quante volte ci facciamo la doccia, approfittando di un attimo di calma in casa, ma quando usciamo dalla vasca non ci ricordiamo dei gesti fatti per lavarci, della sensazione dell'acqua sulla pelle? E la stessa cosa, pensandoci bene, mi capita anche per altre cose. Per esempio mentre cucino: quante volte arrivo a servire il piatto in tavola senza aver gustato gli odori di ciò che ho preparato? Ma ancora: quante volte faccio la spesa riversando nel carrello gli articoli ben disposti sugli scaffali senza prestare attenzione a ciò che c'è intorno? Quante volte guido la macchina ma non <osservo> la strada? 
Non avevo mai riflettuto su quante attività svolgo automaticamente senza assaporarle, col risultato non solo di perdere occasioni, ma di avere la sensazione di non avere mai tempo per me. E da lì parte facilmente il lamento col marito e del <faccio tutto io>...chi di noi mamme non fa un po' così col proprio compagno? Se il mio fosse qui a leggere, avrebbe le sue da dire sicuramente :-)
Una nuova visione è invece quella di considerare ogni momento, ogni cosa che facciamo, ogni azione che condividiamo con i nostri cari come <tempo per noi>, da vivere consapevolmente. Mi è piaciuta molto una storia raccontata da Thic Nhat Hanh e narrataci da Piera in uno dei nostri incontri.

<Poi Allen ha detto: "Ho scoperto un modo per avere molto più tempo. In passato, consideravo il tempo come fosse suddiviso in tante parti distinte. Una parte la riservavo a Joey, un'altra era per Sue, un'altra la dedicavo ad Ana e un'altra ancora alle faccende domestiche. Quello che rimaneva era il mio tempo personale. Potevo leggere, scrivere, fare ricerca, andare a passeggio. Ora invece cerco di non dividerlo più. Considero il tempo che passo con Joey e Sue come tempo mio. Quando aiuto Joey a fare i compiti cerco di fare in modo che il suo sia anche il mio tempo. Studio la lezione insieme a lui, mi godo la sua presenza e cerco di coinvolgermi in quello che facciamo. Il tempo dedicato a lui diventa il mio tempo. Con Sue è lo stesso. E il bello è che ora posso diosporre di un tempo illimitato! Mentre parlava, Allen sorrideva.> (Il miracolo della presenza mentale, Thich Naht Hanh)

Potete leggere QUI l'intera storia. Io vi voglio solo sottolineare l'ultima frase: <Mentre parlava, Allen sorrideva>. Se il risultato è saper sorridere raccontando del nostro quotidiano, quello che a volte ci pare routinario e noioso, quello che spesso giudichiamo come banale e fantastichiamo su altre vite parallele...beh, io voglio almeno provarci. E arrivare a godermi un pomeriggio in spiaggia con mio figlio essendo lì con lui con tutta me stessa, senza bisogno di altro, senza farmi sopraffare dagli altri pensieri.



E allora come fare per ritornare al momento reale, a non farci sopraffare dai pensieri?
Con l'uso della cosa più semplice e ancestrale di tutte: il RESPIRO, <l'analgesico naturale>, quel semplice ed involontario gesto che ci accompagna dal primo vagito fino all'ultimo secondo di vita, quel gesto che ha la duplice caratteristica di essere involontario e, contemporaneamente, volontario.
Ma anche se il respiro è un qualcosa che ci appartiene, non è facile imparare ad usarlo con CONSAPEVOLEZZA. Imparare a sentirlo muoversi in diverse parti del corpo a seconda della posizione che assumiamo. Imparare a concentrarci su di esso e gestirlo al meglio.
Durante i primi incontri, ogni qual volta provavo a concentrarmi per usare la respirazione diaframmatica piuttosto di quella toracica, mi mancava l'aria. Ora, dopo qualche mese di esercizio, riesco a respirare 'dal basso verso l'alto', a sentire che l'aria che dalla pancia sale fino in gola.

Sapersi concentrare sul respiro è utile nel quotidiano e non solo durante le pratiche di meditazione. Anzi, come mamma mi sento di dire che è più difficile usarlo durante i momenti meditativi che poi nella realtà. Se mi fermo per meditare, il più delle volte succede che dal rilassamento passo al sonno. Non c'è niente da fare...se ho ore di sonno perse, appena mi stendo e mi <sforzo> di non pensare a nulla, di liberare la mente, mi addormento. Quindi se provate e vi succede così, sappiate che è normale :-) A godersi i benefici della meditazione ci vuole tempo ed esercizio, soprattutto nella frenesia della nostra vita <multitasking>. Penso sia quindi utile iniziare a conoscersi attraverso il respiro nella vita quotidiana, negli atti fatti tutti i giorni. Anche quella può essere una forma di meditazione. Stendere e respirare. Lavare i piatti e respirare. Cucinare e respirare. Lavarsi i denti e respirare. Essere lì, in quel momento, e prestare attenzione ai semplici gesti che facciamo. La mente si svuota e siamo come ricaricati.

<Il modo in cui una persona lava i piatti rivela la qualità della sua poesia> (L'arte di lavorare in consapevolezza, Thich Nhat Hanh)

Anche fare attività pratiche manuali può essere un momento di consapevolezza. Io ultimamente mi sono appassionata alle creazioni con feltro e pannolenci. Quando sono lì che taglio, incollo, invento come dar vita a una piccola creazione, ecco che sono lì e solo lì. È la mia piccola meditazione se non giornaliera, almeno settimanale.

Questo sapersi <respirare> è utile poi nei momenti di stress. Se sono agitata prima di addormentarmi, con tutti quei pensieri che la notte si fanno enormi e sembrano insuperabili, respirare prestando attenzione ad ogni singola fibra del proprio corpo è un metodo rilassante. Ancora di più la mattina, quando suona la sveglia, magari dopo una notte quasi insonne per via delle bizze dei cuccioli: tre respiri profondi per riprendere consapevolezza di noi stessi e iniziare la giornata è più facile! (Leggete QUI che bel post ha scritto MammaYoga sul risveglio consapevole!)

Per non parlare dei momenti di scontro con i nostri figli o i nostri mariti. Al posto di una sfuriata, che se anche ci ispiriamo alla Montessori a volte sento proprio salire dentro di me, per riprendere il pupo dopo che ne ha combinata una delle sue, facciamo un bel respiro, percependo il percorso dell'aria nel nostro corpo per ricentrarci. Magari chiudendo gli occhi. A me è capitato che vedendomi così, ad occhi chiusi e concentrata a ritrovare l'equilibrio, il mio bimbo smettesse di urlare o piangere, rientrando in contatto con me

Il respiro consapevole sa essere contagioso e diventa una forma educativaRespiro, accetto le emozioni che sento, le lascio andare come fossero nuvole nel cielo, e tutto passa. 

Un'eredità che mi piacerebbe trasmettere a mio figlio.

A tal proposito vi saluto consigliandovi questo dolcissimo post di Claudia Porta. Magari leggendolo vi emozionerete come è successo a me.

Lusi

PS - Grazie alle mie 'compagne di respiro' Carina, Gianna, Laura, Piera, Roberta e Tiziana...senza di loro questa esperienza non sarebbe così ricca di emozioni <3