giovedì 6 ottobre 2016

Addio al ciuccio. La fine di un amore.


La nostra esperienza sull'addio al ciuccio è il tipico esempio di come io, mamma, segua il metodo, l'assecondare i bisogni di mio figlio, l'ascoltarlo e osservarlo perché arrivi da solo, secondo i suoi tempi, a fare una data cosa e di come lui, il papà, sia semplicemente (e dolcemente) sbadato su ciò che riguarda l'accudimento di nostro figlio. E di come il mio metodo non sempre funzioni e il suo invece sì.

Per cercare di iniziare il distacco dal ciuccio, diventato il grande amore di mio figlio dai cinque-sei mesi in poi, me ne sono inventata di ogni. Dalla favola della <Fatina della nanna> all'arrivo di vari cuginetti a cui regalarlo, dalla possibilità di donarlo ai cuccioli della gattina di casa. 

Nulla da fare, lo abbandonava per un po' ma poi tornava a cercarlo. La nanna senza il ciuccio non era possibile. Per calmarsi dopo un pianto non c'era abbraccio della mamma che tenesse, solo con il ciuccio si riusciva nell'impresa. Così come nella consolazione dopo un accesso di rabbia per qualcosa che non gli si era concesso. Tante volte ci ha salvati da crisi fuori casa, tante volte lo abbiamo ringraziato per sollevarci la mente dall'ennesimo urlo. 
Però stava diventando davvero una piccola ossessione per BabyD. E inoltre i suoi dentini iniziavano a diventare un po' troppo <da coniglietto>, tanto che anche il nostro pediatra, che sulla gestione di queste cose non si è mai sbilanciato, lasciando a me di trovare il modo più utile per mio figlio, mi aveva consigliato di tentare di togliergli l'abitudine di ciucciare.

Una bella impresa, a cui tra l'altro nessuno mi aveva preparata. Tutti a demonizzare l'uso del ciuccio per non    interferire con l'allattamento o al
contrario a riprendermi con sguardo compassionevole perché non gli davo un po' di ciuccio; tutti con sguardi di sorpresa e stupore per un allattamento durato ventidue mesi; diversi che vedendolo col ciuccio lo riprendevano dicendo: <Oh ma sei grande per il ciuccio!>. Ma nessuno che si sia premurato di avvertirmi di come potesse essere complicato levare il ciuccio!

Io non volevo fosse un trauma per lui. Tra l'altro, andando all'asilo nido, era diventato un po' la sua ancora di salvezza quando era lontano da casa, il suo "oggetto di transizione", quindi un divieto brusco non mi sembrava la soluzione migliore. E così ci ho provato per mesi, ma con il solo risultato che invece di due ciucci, gliene basta uno per calmarsi e addormentarsi. Ma non si andava oltre.

Poi, un giorno dell'estate appena passata, il papà è andato a prendere BabyD al nido. Bimbo entusiasta di questa novità, ritorno a casa in bicicletta, saluti veloci alle tate e abbracci stretti al collo di PapàI.
Tornata a casa tardi dal lavoro, solita routine quotidiana...e a fine giornata arriva il momento della nanna. Cerco il ciuccio, il nostro unico ciuccio (perché volendo toglierlo non ne avevo comprato uno di scorta), ma non lo trovo nei soliti posti. 




<Dov'è il ciuccio di Dani?>
<Ah boh...io non lo so!>
<Caro - ironicamente detto - l'ho portato all'asilo stamattina. L'hai chiesto alle tate, vero?> 

E già sapevo la risposta.
<Mmmh...io? No!>
Gelo nei nostri sguardi.
E ora?!?
Il piccolo cominciava già a frignare.
Il papà ha preso la situazione in mano, assumendosi la sua responsabilità, e gli ha detto, con calma, che il ciuccio era all'asilo e l'avremmo preso il giorno dopo. 
Eravamo pronti ad una lunga battaglia, invece lui dice <Si, va bene> e da quel momento non si è più parlato di ciuccio in casa nostra.

Non l'ha cercato più, se non per avere la conferma, la mattina dopo, che fosse davvero all'asilo. Le tate del nido ci hanno supportato in questa impresa e tutto si è risolto così, con un'accettazione della realtà delle cose che mi ha stupita. 

Abbiamo salutato il ciuccio, chiuso ora nel cassetto dei ricordi insieme al suo primo succhietto e al primo paio di calzini.

Io e le mie storie non siamo riusciti dove la sbadataggine, o forse meglio dire la risolutezza, la tranquillità, la semplicità del papà hanno avuto la meglio. O forse quello era il momento giusto per lui. O forse tra uomini si sono capiti meglio!

Comunque credo anche, avendolo osservato in altre situazioni, che mio figlio sia proprio così: sa accettare la realtà dei fatti. Tante volte per fargli fare una cosa bisogna essere bruschi e risoluti. Se tenti di convincerlo e vuoi decidere tu per lui, non otterrai nulla. Ma metterlo davanti alle cose fatte, lasciandogli semplicemente lo spazio di decidere lui se accettare o meno, rende tutto più facile. Forse lo rassicura semplicemente. Combatte ed esige se vuole qualcosa che sa che può avere, ma se quella cosa non c'è più, ne accetta la mancanza.

Era una situazione del tutto diversa, ma è successa la stessa cosa quando la gattina di famiglia è volata in cielo. Era la sua amica a casa dei nonni, la nostra Briciola. La tormentava come fa ogni bambino, ma lei lo cercava sempre. Poi una notte, senza alcun preavviso se ne è andata. Pensavo che l'avrebbe cercata, che sarebbe stato difficile fargli capire cosa era successo. Invece l'ha chiamata ogni volta e gli abbiamo detto che era andata sulle nuvole. Non ha più cercata. Ha ripetuto <È andata sulle nuvole> quasi a vince verde e poi basta. E se gli chiedi dov'è ti dice sereno che è lassù.

Sanno essere meno razionali di noi, i bimbi. Con una mente più semplice e che sa anche affidarsi, e fidarsi. 


Gli strascichi del suo amore per il ciuccio si vedono solamente quando si trova con un bimbo più piccolo di lui, un neonatino, a cui vuole imporre il ciuccio per forza. Lo fa sempre. Quasi a dire: <Ma come? Te che puoi non lo vuoi?>.

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