mercoledì 19 ottobre 2016

Non ho scelto per te, ma ti accompagno per mano...


Qualche settimana fa ho portato BabyD ad un incontro di psicomotricità propedeutico alla danza, tenuto da una mia amica. Un'iniziativa veramente bella, basata non solo sulla musica e il movimento, sulla coordinazione e sul rispetto delle regole e degli spazi, ma con riferimenti al mondo montessoriano, al 'ti insegno a fare da solo', allo sviluppo della libertà di ogni bimbo.
BabyD è entrato nella palestra lanciatissimo, tutto saltellante, attratto da maracas e tamburelli che l'insegnante aveva disposto a terra. È partito, con gli altri bimbi, dal 'cerchio della partenza', ha fatto un pezzettino di percorso brandendo la spada in gomma consegnata ad ogni maschietto, si è seduto sui tappetini per fare gli esercizi di coordinazione. Poi ha fatto un passo indietro, si è seduto vicino a me ed è stato ad osservare, senza più partecipare attivamente, nonostante gli inviti della maestra, nonostante io lo accompagnassi nel gruppo per mano. Tutto in estrema tranquillità, senza piangere, lamentarsi o annoiarsi. Ha semplicemente guardato ciò che accadeva. 
Alla fine della lezione, al momento del "liberi tutti", si è alzato e ha cominciato a giocare, un po' da solo, un po' con gli altri bimbi. Per poi continuare quando ci siamo spostati tutti al parchetto lì vicino.

Succede sempre così quando si trova in un gruppo numeroso. Questa apparente asocialità si annulla se il gruppo di bimbi è limitato a due o tre. Gli basta giocare una volta con un bambino per dire a tutti che è suo amico, per correre da lui appena lo vede, per condividere con lui ogni gioco. Qualche giorno fa, per esempio, mentre correva nella stradina vicino alla nostra futura casa, è inciampato e si è procurato un bel taglio sul labbro. Mentre lo portavano alla fontana più vicina (in casa non abbiamo ancora l'acqua), è arrivato il suo amico Leo, compagno d'asilo. Appena visto lui, quasi non gli interessava di avere quel taglio che lo aveva fatto piangere fino ad un secondo prima. <Voio andare giù, dal mio adico!>.

Questo suo giocare in disparte, osservare da fuori quando c'è un gruppo di bambini, ma contemporaneamente condividere ogni suo gioco e attività quando ci sono solo lui e uno o due amici è una caratteristica delle sue <relazioni sociali>.

Che poi, a dirla tutta, è il mio stesso modo di essere sociale. Anche io, a trent'anni suonati, sono molto più a mio agio nelle amicizie singole, o comunque relative ad un piccolo gruppo fidato, e sono pessima, invece, se si tratta di grandi numeri. Per dire, con la mia amica <più datata> ci conosciamo dai tempi della prima elementare e si può dire che non ci siamo più lasciate, anche se viviamo a centinaia di chilometri di distanza. Non riesco, al contrario, a partecipare attivamente per esempio ai gruppi whatsapp o a serate fatte di grandi numeri. Solo da quando sono mamma ho tante "amiche mamme" con cui condivido la mia vita; prima avevo le mie amiche di sempre e stop.

Io e lui siamo fatti per la grande Amicizia, quella che trovi da piccolo e non cambi più.

A volte, però, a me pesa essere così asociale nelle attività di gruppo. Soprattutto nell'adolescenza questa innata ritrosia mi ha fatto sentire più volte a disagio. Avrei voluto essere spontanea e invece mi chiudevo sempre più a riccio.

Dato ciò, mi viene spontaneo aiutare e supportare mio figlio da questo punto di vista. Penso che accompagnarlo ad attività che prevedano il gioco di gruppo sia salutare per il suo carattere, invece che tenerlo da solo. Anche perché essendo l'unico bimbo piccolo della famiglia non ha (ancora) fratellini o cuginetti con cui giocare spesso.

Così abbiamo fatto acquaticità quando aveva tre mesi e laboratori montessoriani quando di mesi ne aveva sei. Asilo nido a dieci mesi (ma questo per necessità!). Insomma, le attività di gruppo non gli sono mancate fin da piccolino. E ora questo corso di psicomotricità mi pareva una fantastica idea.

Però mi chiedo se sia giusto tentare di coinvolgerlo in questo genere di attività, in cui, come si è visto, lui si mette presto in disparte e fa l'osservatore. 

Sto forse solamente rivedendo me in lui e quindi conducendolo verso una strada che vorrei fosse la mia?

È giusto che lo spinga perché so che (forse) gli farà bene o è ancor più corretto, o meglio dire rispettoso, assecondare il suo carattere e lasciarlo libero di esprimersi dove e quando vuole lui?

Conoscendolo, sono quasi sicura che gli sono necessari, e sufficienti, un paio di incontri prima che si sblocchi e si lasci coinvolgere. Deve studiare la situazione e capire se può far per lui o meno, prima di agire. 
D'altra parte, vorrei fosse lui a manifestarmi l'interesse di proseguire un'attività, anche se è piccino...perché dopo il mio input iniziale sono certa che sappia se una cosa gli piace o meno.

Quando siamo tornati a casa dopo la prova di psicomotricità, gli ho chiesto se gli era piaciuto il pomeriggio. Mi ha risposto di sì, senza esitazione. Poi gli ho chiesto se voleva tornarci. E, con fermezza, mi ha detto di no.

<Che faccio ora?> mi sono chiesta.

Papà e nonni mi hanno caldamente consigliato di <lasciarlo stare>, che è piccolo e ha tutto il tempo di fare attività di gruppo. 

Io ammetto di essere stata combattuta. Poi ho optato per non iscriverlo. Per ora. 
Per non forzarlo.
Perché ha appena iniziato la scuola materna e vita sociale ne fa comunque tutto il giorno.
Perché siamo in attesa di traslocare. E fino a quel giorno ogni mattina e ogni sera ci facciamo i nostri venti chilometri di auto per raggiungere lui l'asilo e io la farmacia.
Insomma di fonti di stress ne ha (abbiamo) abbastanza senza sforzarci.

Non so se ho fatto la scelta giusta. Ma per ora nei momenti liberi ci facciamo una passeggiata nel bosco a raccogliere le castagne, due corse sul piazzale della Chiesa con i compagni d'asilo che incontriamo o ci facciamo coccolare dai nonni. 

Non ho scelto per te ma ti accompagno per mano dove desideri andare. E, al momento, mi pare la decisione migliore. 

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